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Prefazione di
Morena Tartagni

Quando andavo a scuola non provavo troppa simpatia per la storia… poi fortunatamente ho capito quanto fosse importante valorizzarla. Le radici del passato sono la realtà di oggi: senza la storia non potremmo vivere il presente. Ecco perché la storia vale anche per lo sport, gli atleti e i campioni di oggi dovrebbero essere orgogliosi di chi ha aperto loro la strada.
Parlando del ciclismo femminile ero convinta che esistesse dai tempi di Alfonsina Strada, invece no! Grazie a Luciano ho scoperto la storia delle donne che dal 1868 con il loro coraggio e determinazione hanno dato lustro alla bicicletta sfidando i pregiudizi della società non ancora pronta a una donna su due ruote.
Cento anni dopo nel 1968 vincevo la prima medaglia ai Campionati del mondo per il ciclismo femminile italiano. I pregiudizi vissuti sulla mia pelle erano ancora vivi e non solo da parte delle persone comuni ma anche dagli addetti ai lavori: dirigenti, giornalisti e ciclisti. Io stessa ho combattuto le mie battaglie affinché il ciclismo femminile fosse riconosciuto e apprezzato con i giusti valori, come accade oggi quando le nostre atlete ci danno grandi soddisfazioni in tutte le competizioni internazionali.
Siamo ancora lontani dalla parità di genere ma la strada ormai è segnata.

La bicicletta ebbe un impatto significativo sulla vita delle donne alla fine dell’Ottocento. Nel 1890 infatti la moda della bicicletta travolse la società americana ed europea. Grazie ai piani di pagamento offerti dalle ditte produttrici, divenne un bene alla portata di molti anche se ebbe un impatto maggiore sulle donne bianche della classe medio-alta, diventando di fatto simbolo di emancipazione per il movimento femminile e trasformando il ruolo della donna sia nella società che nella vita privata.
La bicicletta diede alle donne un’autonomia mai avuta prima per muoversi liberamente.

nelle librerie dal 15 settembre
formato cm. 22×27 – 362 pagine – 35€

Ciclisti che hanno fatto la storia del ciclismo

In queste pagine ho voluto riversare la mia passione, raccontando e disegnando le prime corse e i primi campioni, la memoria dell’agonismo, dei sacrifici, delle avventure e delle vittorie dei pionieri di fine Ottocento. Inoltre ho cercato di trasmettere la sorpresa e l’entusiasmo che ho provato nello scoprire durante le mie ricerche storiche uomini e donne fenomenali, capaci di imprese oggi impensabili. Vorrei dedicare il volume (il primo di sei) a tutti gli appassionati della bicicletta, ma anche a chi volesse scoprire quanto questo sport, fatto di fatica, salite e discese, vittorie e sconfitte possa essere una metafora della vita o addirittura rappresentare uno stile di vita oggi più che mai auspicabile. Spero soprattutto di riuscire ad affascinare i più giovani, guidandoli in un mondo pieno di esempi e di stimoli, di cui forse sanno poco.